Fenomenologia del Cosplayer

05Giu07

Per la serie “Le Categorie Umane: Tristezze E Splendori, Ma Gli Splendori Dove Sono?”, dopo le bassezze del sociologicamente validissimo approfondimento sugli emo e le loro peculiarità, andiamo ad indagare in un frangente dell’originalità umana se possibile ancor più misero, ma certamente più colorato.E’ la volta di tuffarci in un mondo lontano da ogni logica da persona mentalmente sana, fatto di costumi in poliestere, parrucche improbabili, trucco pesante e scettri lunari made in Taiwan. Benvenuti nell’ospitale pianeta dei cosplayer.Questi inoffensivi esseri umani sono dediti all’emulazione dei loro personaggi preferiti dei manga o dei cartoni giapponesi, si procurano abbigliamento e gadget da qualche spacciatore di tali articoli su internet, i più avanti si fabbricano le orribili vesti in proprio con i sacchetti dell’Upim o dell’Esselunga, si conciano nella maniera che desiderano e dopo giorni di allenamento posturale e di memorizzazione delle formule topiche dei loro idoli in due dimensioni si recano ad enormi meeting tra portatori della stessa mania dove si confrontano e si compiacciono tra di loro sorseggiando una Fanta. Adorabili, nevvero?Durante gli incontri sono fondamentali le scenette in cui il cosplayer di turno cerca di imitare fedelmente il suo eroe suscitando l’ammirazione dei compari e la compassione dei non iniziati all’ordine. Generalmente i cosplayer occidentali danno sfogo al loro disadattamento solo durante i sopracitati raduni, mentre i correligionari dell’Estremo Oriente, avendo una soglia della vergogna notevolmente più alta, si divertono dedicandosi alla loro passione anche in solitaria soprattutto sul famigerato ponte di Harajuku già infestato da Gwen Stefani e le sue Gothic Lolita, quindi se andate a Tokyo portatevi dietro un po’ di spray urticante per onorare decorosamente queste graziose creature.Il curioso fenomeno del cosplay è nato non troppi decenni fa nella Terra del Sol Levante, patria di altre geniali invenzioni per il vivere bene come il Tamagotchi e i Pokemon, e, come tutte le ottime idee, si è diffuso viralmente in tutto il mondo arrivando alle nostre latitudini grazie al fondamentale contributo di Cristina D’Avena all’epoca dell’indimenticabile Love Me Licia. Recentemente il genere è stato inquinato dall’avvento di cosplayer imitanti i personaggi di Harry Potter, Matrix, Star Wars oppure gli eroi dei videogiochi.Potremmo ipotizzare un’infanzia difficile, a base di cibo spazzatura mangiato furtivamente davanti ad emozionanti puntate di Occhi di Gatto, alle spalle di queste attività sovversive, ma credo non sia una teoria valida in quanto tutti coloro nati dopo il 1970 circa hanno passato un’infanzia del genere. Quindi possiamo postulare che cosplayer conviti si nasce, non ci si diventa, ergo calmate i bollenti spiriti che già vi stanno facendo nascere quell’irrefrenabile voglia di correre al prossimo raduno di zimbelli vestiti alla marinaretta.Un sotto-genere molto apprezzato soprattutto in terra giapponese dai gioiosi nippo-porconi è quello di usare la nobile tecnica del cosplay a scopi sessuali vestendosi, per esempio, da Sailor Moon e Milord per fare all’ammore urlando “potere del Cristallo del Cuore vieni a me!“.La buona riuscita di una copulazione del genere non è garantita, ma la denuncia dei vicini, mi auguro, si.E con questa caliamo un pietoso sipario anche sui molesti travestiti, che sotto sotto mi stanno quasi simpatici. Vado a vedere se mi viene bene la mossa dell’onda energetica.



2 Responses to “Fenomenologia del Cosplayer”

  1. 1 Anonimo

    fantastico articolo!


  1. 1 hydroxatone celtrixa lotion

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