Traumi infantili

19Lug07

Successe tutto all’improvviso, ero sempre stato un bambino abbastanza solitario e diffidente dai gruppi e mostravo già i segni di una sociopatia innata che mi avrebbe portato ad essere lo sgradevole adulto che sono ora. Successe all’improvviso, dicevo, senza alcuna avvisaglia della tragica piega che avrebbe preso il mio destino ogni sabato pomeriggio.Successe che, un giorno, mia zia venne a prendermi insieme al mio cuginetto e, senza chiedere il consenso a nessuno dei due, ci portò al locale gruppo di lupetti boyscout.Rimanemmo entrambi stupefatti da quello che succedeva in quella saletta (giuramenti, poesie, preghiere, garette ignobili) e dal modo in cui tutti gli altri bambini erano vestiti. E poi c’erano i grandi capi, che si facevano chiamare con nomi tratti dal Libro della Giungla. Sicuramente  se mia nonna me ne avesse già parlato avrei pensato di essere finito a una rievocazione storica dei balilla fascisti in salsa Kipling.Tornato a casa mia madre mi chiese ti sono piaciuti gli scout? risposi porca vacca, no! ma lei ribatte ormai abbiamo pagato l’iscrizione, adesso ci vai. E non voglio più sentire quelle parolacce, lunedì andiamo a comprare la divisa. Così mi scoprii anch’io affiliato a quelli che vedevo come invasati, ma cosa ancor più importante mi lamentai mentalmente del fatto che non potevo dire neanche una parolaccia innocua come porca vacca. [La repressione del turpiloquio a casa e con gli scout mi porterà poi ad essere un quindicenne esperto bestemmiatore e inventore di profanità].E così da pacifico ottenne mi ritrovai in un gruppo di passivi-aggressivi di stampo cattolico che urlavano promesse alla Terra e a Dio, si riunivano a parlare sotto la rupe(!), ed erano inquadrati in una rigida gerarchia, ed io ero l’anello debole di ogni catena. Se, per esempio, c’era da fare un gioco di gruppo io mi ritiravo nel mutismo per il terrore di sbagliare e sentirle dal mio capo, se c’era da montare una tenda io non capivo le istruzioni e strappavo il telo. Porca vacca.Una volta mi toccò il temutissimo compito di portare a casa il libro delle preghiere. Avrei dovuto scrivere una preghiera ed accompagnarla con un disegno, passai quindi una settimana di terrore cercando di inventare una preghiera originale. Alla fine scrissi un Padre Nostro Remix disegnai quello che doveva sembrare un glicine e andai a recitare la nenia sulla rupe. Inutile dire che Ka o Baloo si accorsero dell’imbroglio e mi dissero che era contro lo spirito del lupetto infrangere il copyright delle preghiere, soprattutto di quella inventata da Gesù in persona. Porca vacca.Altre volte si facevano giochi dal dubbio gusto, ma era sempre proibito fare confusione e sembrare troppo divertiti. E, quando faceva caldo, i capi ci portavano a mangiare il gelato. Funzionava che nessuno poteva cominciare a mangiarlo senza che fosse stato distribuito a tutti, è irrilevante ricordare che fui il primo a ricevere in mano la mia coppetta e dopo aver aspettato gli altri trenta bambini mi ritrovai in mano del gelato che dopo essersi sciolto stava già evaporando. Ci si mise in cerchio, così com’era usanza del branco, e si cominciò a mangiare. Tirare su il liquido col cucchiaino di plastica era un’impresa abbastanza difficoltosa. Rimasi l’ultimo e, come da tradizione, si cominciò a canzonarmi. Sopraffatto dalla vergogna mi misi a piangere, solo per ricevere altri nomignoli e canzoncine goliardiche.Quello è stato un trauma serio, eh. Porca vacca.Infine arrivò l’estate, che per gli scout è sinonimo di campeggio selvaggio (taglia, brucia, spacca, rompi, piega, apocalisse ambientale). Nonostante le mie resistenze fui obbligato ad andare al mega raduno in montagna dalla sempre comprensiva genitrice caporale.Fu una settimana tremenda che avrei preferito passare in compagnia di Pacciani e compagni di merende.Sveglia all’alba, colazione spartana, camminata eterna in salita verso l’infinito, cadute nelle ortiche, racconti di terribili vipere cornute e gli onnipresenti giochetti maledetti, tra cui quello dell’assaggio bendato in cui ebbi l’onore di assaggiare l’aceto mischiato al Nesquik e la Nutella-pepe-e-sale.E come dimenticare la mezzora obbligato a stare seduto al mio posto da bravo lupetto nonostante le formiche rosse stessero banchettando col mio culo. Oh, porca vacca.Quando i miei genitori vennero a prendermi gli corsi incontro e, come in uno di quei film dove il protagonista fa un lungo incubo straniante ed atroce in cui i parenti prossimi vengono divorati da vermi giganti, guardandoli con gli occhi umidi gli urlai Che bello! Siete vivi! Se mi obbligate a un altro anno di scout scappo di casa… La mia avventura da lupetto, invece, sarebbe durata altri quattro infiniti anni. Ossia quando fortificato dalle esperienze e conscio delle logiche alle basi del mondo scout fui eletto capo del mio gruppetto. Raggiunto il riscatto emotivo, sdegnato rifiutai l’incarico e me ne andai, camminando verso il sole calante come un eroe romantico, ma senza sigaretta. Porco vacca.



6 Responses to “Traumi infantili”

  1. 1 Anonimo

    Mi spiace che tu non abbia goduto della fantastica avventura che in realtà è lo scoutismo (io ne faccio parte). Devo dire però che sei molto bravo a scrivere.

  2. 2 Anonimo

    io quando vedo un gruppo di scout li voglio mettere sotto con la macchina… ma adesso avrò delle remore perchè in mezzo a quei bambini maligni potrebbero esserci un bambino “costretto” come lo eri tu.
    sono solidale
    bacio da una ragazza

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