La casa di via Ritornello del nonno Fortunato

30Ago07

La casa di nonno Fortunato in via RitornelloAndiamo subito al nocciolo della questione: quella del nonno difficilmente può essere chiamata casa.Uno a vederla così, di primo acchito, pensa a una tana, chessò di un tasso o di una faina. Solo che la casa del nonno, a differenza della tana di un tasso, ha un terrazzino. Un terrazzino trompe l’oeil, più che altro, una truffa ottica esteticamente inappagante e praticamente inutile: non ti ci puoi affacciare, non puoi stenderci la biancheria ad asciugare, non ti ci puoi sedere sopra. Principalmente perché è troppo piccolo, ma sotto sotto perché la paura di un crollo fa desistere all’istante qualsiasi desiderio di utilizzo dell’infido balconcino.La casa [ahah] di via Ritornello è composta da ben tre stanze, e qui va quasi di lusso perché ne ho viste alcune consistenti di una sola stanza [e lì ci vivevano anche famiglie di 18 persone, per Giove! dice mia madre], tre stanze 2,5m x 2,5m una sopra all’altra, e che io possa essere preso dal cimurro se vi sto mentendo.Al piano terra dopo un signorile ingresso perlinato che da sulle scale si ha accesso a un altrettanto signorile sala da pranzo, perlinata anch’essa e con pavimento originalmente piastrellato con materiali a caso, cemento e lava inclusi. Il nonno, poi, convinto che aggiungere muri per creare ulteriori stanze avrebbe contribuito a far sembrare la sua dimora più grande, secondo qualche legge ottica conosciuta solo a lui, ma sicuramente errata, decise che una sala da pranzo 2,5 m x 2,5 m era troppo grande. Eresse così un muretto a metà della stanza per ricavare una piccola cucina sul retro della sala da pranzo, senza finestre e senza possibilità di salvezza. Arredata in modo caotico in modo da richiamare atmosfere alla Guernica di Picasso sia per luminosità che per arredi e finiture. Cucina non perlinata, ma piastrellata sulle pareti seguendo motivi dal sapore vagamente floreale.E a pochi centimetri dal gas/forno, nel sottoscala senza porta, altero si staglia un gabinetto, senza tavoletta, senza luce, senza spazio per le gambe. Un cesso per contorsioniste cinesi, insomma, e per di più in una cucina. Perché se c’era una cosa che non mancava a nonno Fortunato era la fantasia smisurata e l’amore per le cose spartane. Sospetto anche per l’esibizionismo visto che il momento della defecatio con un gabinetto in quella posizione può essere visto da chiunque si trovi a passare in cucina/sala da pranzo.Ricapitoliamo: corridoio, stanza da pranzo, cucina e micro-gabinetto in 2.5m x 2,5. Entrare nel piano inferiore in più di tre persone, quindi, regala l’impagabile sensazione di essere uno di quei poligoni che scivolano e si incastrano nel Tetris. Roba che i giapponesi dovrebbero tirare su un monumento a quel genio di nonno Fortunato.Rechiamoci quindi al piano superiore. Chi è debole di cuore, invalido o con problemi ai menischi e/o tendini delle ginocchia si astenga dal salire la scala: più o meno una quindicina di gradini, ogni gradino alto 20 centimetri, col piano per appoggiare il piede non più profondo di dieci. Pericolosità dell’impresa: la stessa del tuffo in una vasca piena di sanguisughe, piranha, caimani e lo staff di Lucignolo.Chi non è morto nella scalata potrà quindi vedere un inutile camera da letto grande quanto tutto il piano inferiore, naturalmente perlinata sulle pareti [che Fortunato fosse anche un feticista del legno?]. Mobilia in arte, veramente, povera e santini a profusione: da san Bartolomeo alla Madonna della Catena.E la porta sul succitato angolo di Paradiso precedentemente soprannominato volgarmente terrazzino.Per i più temerari, poi, c’è un’ulteriore prova: una scala di gran lunga peggiore alla precedente, questa volta di legno grezzo, da salire scalzi in modo da godersi il maggior numero di schegge possibile per rendere più autentica l’esperienza, salendo la quale si giunge in una dignitosa [ahah] mansarda. Perlinata. Ma coi pavimenti di cemento e dal tetto in lamiera. Temperatura dell’aria: 58° Celsius quando fa fresco.E quella era la stanza dove io, stoicamente, ho resistito per dieci giorni nella polvere, con un cuscino spacciatomi per materasso e un tondino di ovatta spacciatomi per cuscino.Perché nonno Fortunato era, a modo suo, un grande architetto. Il più grande di via Ritornello, almeno.



No Responses Yet to “La casa di via Ritornello del nonno Fortunato”

  1. Lascia un commento

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...


%d blogger cliccano Mi Piace per questo: