Pop is dead

02Nov07

Confessare di aver assistito alla trasmissione degli MTV Europe Music Awards, gli EMAs per noi amici, in diretta da Monaco, quello in Baviera, credo sia un ulteriore passo verso il suicidio sociale. Ma io me ne infischio e commento.Ho visto poco e male, a dire il vero, e durante la visione non ho sentito il brivido dell’emozione percorrere la schiena come quando ero un adolescente dedito esclusivamente alla cacofonia pop.Il pop, di cui gli EMAs sono sempre stati il tempio d’eccellenza, è cambiato. Adesso essere etichettati come artisti [ahah] pop dev’essere diventata la peggiore delle offese per le giovani leve eredi di boyband e compari nel cuore dei pubescenti di tutto il mondo.C’è una continua rincorsa a una nuova etichetta di genere da parte dei giovani idoli dei teenagers, un volersi spacciare per qualcosa di diverso da quello che si è.Avril Lavigne, per citarne una a caso, riesce ad incollarsi alle extensions colorate il cartellino della nuova ondata punk. E Nicole Scherzinger, l’unica capace di cantare tra le settantadue componenti delle Pussycat Dolls, si atteggia a cantante R’n’B di livello. Gli unici a crederci oltre a loro, sono i loro fans.E’ che c’è bisogno di legittimazione tra i mediocri cantanti contemporanei e il pop è diventato una sporca faccenda poco dignitosa.Paradossalmente gli EMAs sembrano più posticci di quanto non lo fossero dieci anni fa, quando le Spice Girls, regine della musica di plastica, sculettavano su zeppe improponibili e Avril Lavigne ne imitava ancora le movenze durante le ricreazioni delle medie.Ora questi nuovi gruppuscoli musicali, macchinette adattissime allo scopo di mungere profitti dall’ingenuo orecchio giovanile, hanno il doppio compito di produrre musica popolare e recitare la parte dei veri musicisti.E’ atroce sobbarcare di tanta responsabilità questi poveri operai delle case discografiche, fargli indossare vestitini e ballare su coreografie elaborate non basta più.E quindi i Tokio Hotel diventano la neue Welle della musica rock contemporanea e  i My Chemical Romance sono portavoce musicali del disagio giovanile. Con buona pace del grunge, che si rivolta nella tomba.Comunque, dopo un’oretta di visione ho deciso di spegnere il televisore e dedicare un minuto di silenzio al mio pop adolescenziale, quello che è morto definitivamente quando le Spice Girls e gli N’sync si sono sciolti e Nick Carter è ingrassato come un cinghiale.Gli unici momenti salvabili di questi tristi EMAs 2007:

  • La chiacchierata da bar tra Dave Grohl, David Gahan e Michael Stipe;
  • La performance di Mika, l’unico dichiaratamente pop senza alcuna vergogna;
  • Amy Winehouse ubriaca[?] che belava Back to Black sul palcoscenico;
  • Le mie osservazioni su Nelly Furtado [nuova devota del nigga phegga muttafucka-style], ora biondo platino, ma questo è successo solo nella mia testa;
  • La speranza, mia e di altri milioni di telespettatori, che alla ex-Pussycat Doll dal cognome difficile uscisse una tetta dal mini vestitino mono-spallina.


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